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August 30 RIFINANZIAMENTO MISSIONI ALL’ESTEROUna delle più importanti scadenze del governo è finalmente giunta a compimento; precisamente si fa riferimento al decreto per rifinanziare le missioni italiane all’estero. Proprio di fronte ad una delle più importanti scadenze attuali il governo sembra perdere la tanto decantata coesione. Il problema è noto a tutti; al momento delle dichiarazioni di voto 8 senatori della sinistra radicale si dichiarano determinati a votare no. Un no pesante. In una normale situazione di governo le dichiarazioni di dissenso di un gruppo sparuto di senatori non avrebbe creato problemi di nessun tipo ma, nell’attuale situazione italiana, anche un gruppuscolo di uomini può scansare un governo dal seggio. Sulle dichiarazioni di dissenso si sono pronunciati molti politici e parecchie critiche sono piovute anche e soprattutto dalla stessa maggioranza. Primo fra tutti il ministro D’Alema che criticando gli 8 ha dichiarato come non vi fosse niente nel programma dell’Unione che parlasse di un ritiro dall’Afghanistan. In principio, tentando di sfruttare la situazione di instabilità in cui si sarebbe trovato il governo, esponenti della Cdl hanno pensato che fosse il caso di votare no con lo scopo di dimostrare al governo quanto precario sia il suo incarico. Tuttavia l’Udc sin da subito ha dichiarato di voler votare sì al rifinanziamento, non con lo scopo di spaccare la Cdl, come alcuni malignarono, ma con il fine di mantenere una politica di coerenza con 5 anni di governo. Alla fine dei conti anche il resto della Cdl, Fi in testa, ha deciso di votare sì ponendo l’accento su come fosse paradossale un governo che ha bisogno dei voti dell’opposizione per mantenersi in vita. Per la cronaca: il decreto di rifinanziamento è stato votato quasi all’unanimità alla camera, mentre l’unione registrava oltre a 3 no, 1 parlamentare ritiratosi sull’Aventino ed un altro che ha rassegnato addirittura le dimissioni, in seguito ritirate. Non proprio uno spettacolo di una maggioranza coesa. Il decreto legge sul rifinanziamento non incontrerà in senato ulteriori problemi nonostante i voti contrari, e sarà un bene. Ma dunque, perché restare in Afghanistan? Restare vuol dire dare una continuità alla politica di impegno sociale internazionale che è stata portata avanti nel corso dello scorso governo e permettere all’Italia di avere ancora una parte importante nel grande processo di responsabilizzazione internazionale che ci vede interlocutori privilegiati con il mondo ed i nostri alleati Nato. Inoltre non dimentichiamo che le nostre truppe in Afghanistan hanno creato ottimi rapporti con la popolazione locale, conquistando la loro fiducia… ritirarsi sarebbe un grave errore, specialmente per la nostra immagine all’estero. Deve averlo capito anche il presidente della repubblica Giorgio Napolitano che di recente si è dichiarato favorevole ad una eventuale entrata dell’italia in una missione per riportare la stabilità in Libano; “L’unione europea deve fare di più di quanto ha fatto in passato davanti alla grave crisi medio orientale” ed ancora “con il presidente Kholer abbiamo convenuto abbiamo convenuto sulla necessità di prepararci a dare il nostro contributo alla missione che è stata annunciata dal segretario dell’Onu” Una dichiarazione di assenso non potrebbe essere più esplicito.
LORENZO MATTIACCI |
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